Il sacello “perle caratteristiche dell’impianto, la tipologia delle tombe, la dedicazione a S. Sisinnio e altri elementi” viene datato dagli scavatori “all’epoca della cristianizzazione del territorio lariaro e in particolare agli inizi del VII secolo, negli anni in cui tu vescovo Agrippino”, anche se sembra più appropriata una datazione alla metà V - metà VI secolo per la struttura delle tombe e del sacello identica a quella di Garlate. Datazione del resto più confacente con la tase di cristianizzazione delle campagne che nel comasco si può collocare in quel periodo. Del resto, l’interpretazione del sacello come quello dei ” componenti del primo clero o di una prima congregazione cristiana”, editicato nell’area cimiteriale del vico degli Ausucìates è plausibile, ma implica una sua datazione appunto a quella fase.

c) Presumibilmente alla fine del VII secolo, il sacello cimiteriale di Garlate venne trasformato in oratorio con l’aggiunta di un’abside semicircolare e con una generale ripavimentazione: quella dell’abside con un mosaico di tessere recuperate, quello della navata con pezzi di pavimento a terrazzo di età romana riposizionati e riallettati su malta, singolare esempio di reimpiego di materiali antichi. La cappella alto medievale non subì modifiche strutturali di rilievo, né venne più utilizzata per sepolture tino attorno al Mille, quando, al suo posto, venne edificata una più ampia chiesa romanica a tre navate, della quale sopravvive attualmente in alzato solo il campanile.
Anche per questa trasformazione l’esempio più calzante è ancora una volta quello di S. Sisinnio di Ossuccio, dove al primitivo mausoleo venne aggiunta l’abside con una grande tomba al centro della medesima. Il modesto spessore della muratura (da cm. 23 a cm. 30) in pietre di Moltrasio e il legante di limo argilloso potrebbero far ipotizzare, come nella chiesa del VII secolo di S. Tomé di Carvico (Bg), una fondazione per alzato ligneo.
Sia il S. Stefano di Garlate, sia il S. Sisinnio di Ossuccio divengono dunque oratori solo nel corso dell’alto medioevo, probabilmente per iniziativa privata, come suggerisce per il secondo la presenza della tomba del fondatore nell’abside. I luoghi di culto principali delle comunità erano altri, maggiori per dimensione e talora di origine più antica (ex V - inizi VI), come confermano un paio di esempi vicini: quello di S. Eutemia d’lncino, ad Erba, una chiesa che ancora in gran parte si conserva in alzato, e di S. Vincenzo di Galliano a Cantù. Nel primo è stato messo in luce il battistero quadrato di m 6 di lato, con pavimento in cocciopesto e vasca poligorale ad immersione, forse circondata da un porticato e con accesso da est verso la chiesa. In una seconda fase viene aggiunta un’abside quadrangolare di m 2,5 dilato, con, ai lati, due cappelle funerarie con tombe a cassa litica. Anche a S. Vincenzo di Galliano, nel 1981 ho scavato una chiesa di m 9 per non meno di 15, con alcune sepolture a cassa litica. In questa chiesa è poi da sottolineare la presenza, come a Garlate, di numerose epigrafi funerarie paleocristiane, caratteristica che li accomuna ad altri luoghi di culto del comasco. Si tratta di un fenomeno che non ha confronti con altri territori dell’italia Settentrionale e che testimonia l’omogeneità e l’alto livello culturale, frutto di una tradizione che ci riporta alla Milano tardo antica, il forte legame con la chiesa milanese traspare anche dalle intitolazioni e dai riti, che, se pur non hanno il valore della prova archeologica, sono pur sempre degli indizi che, nella maggior parte dei casi, trovano un riscontro positivo nello scavo.
Attraverso questi confronti, riusciamo a puntualizzare meglio la funzione ed il significato del S. Stefano di Garlate (ammesso che anche la chiesa del VII secolo avesse questa denominazione). Non si trattava, considerate le modestissime dimensioni, della chiesa con cura d’anime; il luogo di culto principale era plausibilmente quello di S. Agnese, che sopravviveva sulla riva del lago, poche decine di metri a nord della prima, ancora alla fine del XVI secolo, quando in ragione della sua fatiscenza se ne decretò la distruzione.
Un altro oratorio, che l’intitolazione ai SS. Cosma e Damiano fa presumere di antica origine, sorgeva lungo la strada romana poco a monte di 5S Stefano. Ricostruito in forme moderne, non conserva più alcuna traccia della sua presumibile antichità.
La presenza di ben tre chiese va posta in relazione con l’importanza del sito di Garlate in età tardo antica e alto medievale, crocevia ove si intersecavano il percorso stradale e quello via acqua, posto in vicinanza di un importante castello quale doveva essere il Barro tra V e VI secolo.

 

FRAMMENTO DI PAVIMENTO
IN MOSAICO A TERRAZZO
FIBBIA DI CINTURA IN BRONZO

d) Probabilmente solo nel basso medioevo, quando venne ricostruito in massicce forme romaniche (fig. 4), la cappella di S. Stefano soppiantò il primitivo luogo di culto di S. Agnese. La nuova chiesa era a tre navate e tre absidi, con un alto campanile che ancora sopravvive, come si è detto, in alzato. La chiesa era affrescata:
nell’abside della navata meridionale se ne conservano alcuni frammenti. Sepolture vennero deposte sistematicamente sia all’interno che all’esterno della chiesa, a significare una rinnovata funzione cimiteriale, questa volta in collegamento con la cura d’anime.
Un episodio significativo, che le fonti scritte consentono di collocare nel XIII secolo, fu la fortificazione dell’abitato e della chiesa con un vallo che tagliò la prima fase di tombe basso medievali. Rimase in uso per breve tempo; sul suo reinterro si impostò una nuova fase di sepolture.


Gian Pietro Brogiolo, docente di archeologia medioevale presso l’Università di Padova, ha diretto gli scavi archeologici di Garlate negli anni 1995-1997.

   
Cookie Policy | Privacy Policy