4f.7 Capselle per reliquie

Il culto dei martiri e delle reliquie, particolarmente sentito e propagato nell’età di Ambrogio, favorisce la diffusione di sacri resti anche in edifici chiesastici minori. Minute porzioni di ossa o più frequentemente fazzoletti o bende (pallioia, brandea) che, venute a contatto con i resti mortali del santo, ne assorbivano la virtus, conservate in recipienti talora particolarmente preziosi a loro volta racchiusi in altri in pietra o marmo, venivano deposti entro una cavità ricavata nell’altare o sotto di esso, rapportando la devozione per le reliquie con la pratica liturgica; un uso che, almeno dal VI sec., stando alle disposizioni pontificali attestate nel Liber Diurnus (ed. SICKEL, n. 10, pp. 9-10), diviene elemento indispensabile per la consacrazione di una nuova chiesa.
Il territorio a nord di Milano ha restituito un numero relativamente consistente di capselle per reliquie inquadrabili in età tardoantica: oltre a quella di Brivio, eminente per qualità, ne sono state ritrovate a Garlate, Garbagnate Monastero, Civate Agliate, Mariano Comense.
M.S

4f.7a Garlate

Nel 1896, in occasione del rifacimento della parrocchiale e antica plebana di S. Stefano, si ritrovò sotto l’altar maggiore una fossa per reliquie chiusa da una lastra rettangolare di marmo bianco (cm. 40x30) decorata da una semplice croce greca apicata. Il ripostiglio conteneva 3 capselle, inserite una nell’altra: la prima in marmo (alt. 13, lati 30,5 e 22,5) e la seconda in pietra gessosa (alt. 6, lati 15 e 8, 3,) e con coperchio a coulisse, sono di forma parallelepipeda e prive di de corazione; la terza, argentea, conteneva 3 laminette dello stesso materiale, frammenti di stoffa e un vasetto di vetro.
Bibl.: BASERGA 1904, p. 104; CARAMEL 1976, pp. 96-97.

   

4f.7a.1 Capsella argentea

Garlate, Archivio parrocchiale.
Priva di coperchio, gravemente frammentata su due lati; alt. 6, lati 9. Di fornai parallelepipeda, lavorata a sbalzo e rifinita a bulino, presenta sotto l’orlo una cordonatura tortile; i lati sono decorati da coppie di agnelli ed elementi schematici di paesaggio. Su uno dei 2 lati integralmente conservati, compare una rappresentazione allusiva al miracolo di Mosè che fa scaturire l’acqua dalla roccia (Esodo, XVII, 1-6): un agnello regge con la zampa anteriore sollevata un bastone con cui tocca la roccia; un altro agnello, accovacciato, si abbevera all’abbondante zampillo che cade in forma serpeggiante. Sull’altro lato integro compaiono due agnelli affrontati, di dimensioni diverse, dietro ai quali sono schematicamente graffiti elementi vegetali: l'atteggiamentodei due animali fa credere che anche questa scena intanda rappresentare simbolicamente un particolare episodio, anche se risulta difficile precisare quale.
Rappresentazioni di episodi del Vecchio e del Nuovo Testamento in cui i personaggi compaiono sotto l’aspetto simbolico di agnelli si ritrovano in pitture catacombali e in rilievi di Roma; vanno ricordati in particolare gli episodi della vita di Cristo e Mosé, tra i quali il miracolo della sorgente, sul sarcofago di Giunio Basso (359) (CABROL, LECLERQ 1903-1953, I, 1, cc. 897-898; XI, 2, cc. 1662-1683; FAUSONE 1982, pp. 163-167).
Sotto il profilo stilistico, pur nella scelta simbolica del soggetto e la raffigurazione sintetica degli elementi di dettaglio quali il paesaggio o il vello degli animali, il rilievo mostra tendenze ancora descrittive e plastiche con una resa variata e ancora naturalistica degli animali che evita rappresentazioni stereotipe e araldiche quali prevalgono nel VI sec. V sec.
MS.

   

4f.7a.2 Laminette argentee

Garlate. Archivio parrocchiale. 6e2.6: 6e2.2; 6e2.4
Presentano la stessa decrazione impressa: entro un'orlatura rettangolare perlinata è raffigurato un santo in posizione eretta e frontale, ma con la testa colta di profilo, indossa tunica e clamide dai panneggi marcati; con una mano regge la croce, con l'altra un libro aperto. Ai lati del capo la scritta PA PA; all'altezza delle gambe è invece impressa una H.
Può trattarsi di placchette devozionali, ma è anche possible che facessero originariamente parte del rivestimento di una cassetta lignea: raffigurazioni entro perlinature rettangolari con ripetizione anche degli stessi motivi, compaiono normalmente in oggetti di questo tipo, ad alcuni dei quali rimanda anche la resa dell’immagine, di qualità non alta e di impostazione piuttosto rigida (BUSCH-HAUSEN 1971, A25, pp. 57-60, tf. 25-27; A42, p. 89-90, tf. 47).
IV-V sec.
M. S.

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